Harrier - La storia, le versioni, l’impiego di un aeroplano straordinario Vedi a schermo intero

Harrier - La storia, le versioni, l’impiego di un aeroplano straordinario

di Nico Sgarlato

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EML1015

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L’Harrier è, senza dubbio, uno dei più affascinanti e controversi aeroplani da combattimento sviluppati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma bisogna tener conto di quanto siano mutati gli scenari operativi da quando è stato concepito ad oggi. Quando è nato, infatti, era in auge il concetto di caccia leggero ed un aereo subsonico, armato di due cannoni e due bombe, con poche centinaia di chilometri di raggio d’azione era lo standard (si pensi ai vari G.91, Etendard IV, Gnat, MiG-17, ecc.): l’Harrier faceva queste stesse cose e, in più, poteva volare come un elicottero e fare a meno degli aeroporti!

Viceversa, l’esperienza bellica dal Vietnam in poi ha dimostrato che gli aeroporti sono meno vulnerabili di quanto sembri e che non è determinante la lunghezza della corsa di decollo e, infatti, quale caccia-bombardiere leggero terrestre lo STOVL inglese ha avuto scarsa diffusione.

Le sue doti, invece, sono state apprezzate per l’impiego imbarcato, in quanto non abbisogna di catapulte né di barriere d’arresto, potendo operare in pratica da ogni tipo di unità navale con un ponte di volo per elicotteri. Il suo impiego in correlazione con forze anfibie o navali è stato sancito in molte delle operazioni belliche alle quali ha partecipato, in primo luogo quelle alle Falklands, e proprio operazioni di questo genere ne hanno legittimato a lungo la presenza nei reparti di prima linea. 

  • Formato 21x29,7
  • Pagine 80

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